| Bilocale | |
da € 500 a € 600 |
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| Trilocale | |
da € 650 a € 800 |
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| Bilocale | |
da € 1.000 a € 1.300 |
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| Trilocale | |
da € 1.400 a € 1.700 |
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La chiesa venne costruita da Bartolomeo Gadio nel 1463 su commissione di Bianca Maria Visconti. Terminata alla fine del secolo con notevoli modifiche da parte di B. De Lera la costruzione è da considerarsi come la più importante opera dell'architetto sforzesco e uno dei gioielli architettonici del Rinascimento in Lombardia prima della venuta del Bramante. L'interno venne decorato nel 1535 e rappresenta uno dei più armoniosi complessi decorativi del magnerismo cinquecentesco dell'Italia settentrionale. Il presbiterio fu totalmente affrescato da C. Boccaccino. La decorazione delle volte e dei capocroce dei bracci del transetto è opera di G. Campi che affrescò ai lati dei finestroni i Profeti Maggiori.
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La chiesa fu edificata nel 1077, essa venne completamente rinnovata su progetto di Bernardino De Lera e di questa fase il monumento conserva ancora oggi la planimetria e le cinque navate. Tra il 1836 e il 1845 Luigi Voghera ricostruì la facciata in stile neoclassico. La facciata è costituita da un pronao centrale ionico esastilo con trabeazione e timpano ornato da un alto rilievo di G. Seleroni (sec XIX) rappresentante il Martirio di S. Agata coronato dalle statue del Redentore e dei SS. Pietro e Paolo scolpite da G. Giudici. Sullo sfondo si innalza il campanile romanico aperto a bifore e trifore. L'interno è a croce latina con cinque navate divise da pilastri.
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La chiesa risale all'epoca longobarda ed è la più antica costruzione della città di Cremona. Restaurata dal vescovo Landolfo nel XI secolo, fu poi ampliata dal vescovo Oberto nel 1124 e rielaborata nel '600.Di stile romanico-lombardo, S. Michele ha una facciata in cotto, l'interno è suddiviso in tre navate da una serie di colonne monolitiche con capitelli romanici, recanti per lo più stilizzazioni vegetali databili al XII secolo ma anche figure umane più arcaiche del XI secolo. Sulle colonne s'impostano archi ogivali di rielaborazione trecentesca mentre le volte a crociera seicentesche sostituiscono l'originaria copertura romanica a capriate lignee.
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La chiesa fu fatta erigere dagli Eremitani nel 1339 sull’area della chiesetta pre-romanica di S. Giacomo in Breda (secolo IX). La costruzione, attribuita a Teodosio Guarneri, si presenta nelle forme tipiche del gotico monastico lombardo pur con ampi rimaneggiamenti nei secoli successivi. La facciata presenta una struttura gotica, in cotto, monocuspidata, tripartita verticalmente da semicolonne, aperta da rosoni e coronata superiormente da una galleria. Il fianco sud presenta una serie di quattro cappelle databili all’inizio del XV secolo e riflettono i caratteri dell’architettura tardo gotica lombarda. Il campanile ha forma quadrata con coronamento conico e si rifà alla tradizione architettonica locale. L’interno a pianta basilicale è diviso in tre navate scandite da pilastri, con volte a botte partite in sette campate da archi anulari e abside semicircolare.
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La chiesa e l'attiguo monastero benedettino sembrano essere stati eretti nel X secolo. Gli Umiliati e in seguito i Teatini operarono rifacimenti nelle forme visibili ancora oggi. Nel 1624 il nobile giureconsulto cremonese Pietro Ala fece edificare di fianco alla chiesa la cappella chiamata Santuario Lauretano, eretta a perfetta imitazione della Santa Casa di Loreto. Dalla cappella si entra nella chiesa ad una sola navata con altari nelle nicchie laterali, sui quali sono collocate le statue lignee di santi patroni o fondatori delle comunità religiose succedutesi nel monastero. La facciata tipicamente manieristica è attribuita a F. Dattaro. Il campanile monocuspidato aperto da trifore a sesto acuto conserva le forme originali romanico-gotiche. Accanto alla chiesa sorge il monastero, fatto costruire dagli Umiliati nel 1511, dalle linee semplici e severe che si apre sullo splendido chiostro bramantesco.
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Il Palazzo del Comune fu costruito nel 1206, come attesta la lapide sulla facciata, a pianta rettangolare irregolare, nella tipica struttura del broletto lombardo. Il Palazzo del Comune, impostato su due portici dagli archi a sesto acuto, separati longitudinalmente da un muro in cotto nel quale si apriva il portone, sorreggeva un'unica imponente sala detta della Ragione, ove si riuniva il Consiglio Generale. Sia il soffitto dei portici, sia quello dell'aula superiore erano a cassonetto ligneo, le pareti in cotto e le grandi trifore romaniche dovevano conferire all'immensa sala un aspetto di austera e imponente grandiosità.
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Il Palazzo Fodri di Cremona è uno dei più interessanti esempi di architettura del Rinascimento cremonese. Edificato da Guglielmo de Lera, la sua costruzione si protrasse dal 1488 agli inizi del '500, con interventi di artisti della scuola di Giovanni Antonio Amadeo. Altri due "Palazzo Fodri" , finora sconosciuti sorgono in via Beltrami (anticamente Contrada delli Signori Fodri). Nel 2008, grazie ai lavori di ristrutturazione di un salone del piano terreno, si è rivelata la presenza di un interessante ciclo pittorico profano (l'unico in Cremona) finora sconosciuto. Il ciclo di affreschi, di autore tuttora sconosciuto, ma della prima metà del XVI secolo, rappresenta il mito di Tereo, Procne e Filomela tratto dalle Metamorfosi di Ovidio.
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Il Palazzo costruito nel 1494, secondo gli storici, dall'architetto Giacomo Donato Calvi su commissione di Giacomo Trecchi, marito di Atonia Trivulzio, doveva certamente costituire uno dei più significativi palazzi del Rinascimento cremonese e per la sua magnificenza, ospitò re, imperatori, cardinali, uomini illustri e condottieri tra i quali Luigi XII di Francia, Carlo V di Spagna e Giuseppe Garibaldi. Intorno al 1840 il marchese Manfredo Alessandro Trecchi affidò all’architetto Brilli la sua attuale rielaborazione in linee neogotiche. All’esterno la facciata fu coperta di ornamenti goticomoreschi come il grande fregio che percorre orizzontalmente l’intero prospetto e la merlatura di coronamento. Nel cortile del palazzo sono molto interessanti le diciotto colonne di marmo rosso di Verona che sorreggono le arcate. Oggi nel palazzo si svolgono attività congressuali e varie manifestazioni pubbliche e private.
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Di chiaro impianto neoclassico, questo imponente palazzo fu fatto erigere dal ramo cremonese della storica famiglia Zaccaria che nel 1790 affidò l'incarico a Faustino Rodi. Il monumentale palazzo presenta la parte centrale e le due ali estreme in aggetto sulla strada, inferiormente rivestito in bugnatura e al piano nobile in semplice intonaco, dove spiccano le semicolonne ioniche e il massiccio frontone centrale. Il pregevole atrio, dall'inconsueta forma circolare, si affaccia su un imponente cortile porticato, retto da colonne binate doriche in granito che porta ad un giardino con funzione di sfondato arboreo. Sul lato destro s'innalza lo scalone d'onore a duplice rampa chiuso in un ambiente con copertura voltata a botte e sottarchi decorati a stucco e le pareti, come l'esterno, hanno rivestimento a bugnatura sormontato da semicolonne.
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Il palazzo Cittanova di Cremona venne costruito nel 1265 all'esterno dell'antica città romana. Costituì, insieme al palazzo Trecchi ed alla chiesa di Sant'Agata, il nuovo nucleo dell'espansione medioevale della città. La facciata sulla piazza si presenta a due piani, quello inferiore costituito da un porticato su pilastri con arcate gotiche, coperto da un tetto a cassettonato ligneo e quello superiore, in mattoni e coronato di merli a freccia, con quattro trifore, che illuminano un unico grande ambiente. Attualmente è utilizzato per congressi e manifestazioni.
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